Preparare un ottimo tè cinese è semplice, a patto di avere però l’acqua giusta. Nell’antica Cina, infatti, esisteva un detto che recitava: l’acqua è la madre del tè.
I cinesi preferirebbero l’acqua di collina, la migliore, di fiume o in ultima analisi di pozzo. Ma se dobbiamo usare acqua di rubinetto, almeno si abbia la cura di prepararla nel modo migliore e soprattutto di far andar via il cloro. Per questo, si può farla bollire e togliere il coperchio dalla pentola per 5 minuti, oppure lasciarla in un secchio per 24 ore.
Nella cucina cinese, il tè riveste un’importanza elevata, essendo la bevanda principe sulla tavola, e accostare la giusta varietà di tè ai piatti è fondamentale. Per degustare il tè nel modo migliore, oggi un servizio da tè è solitamente fabbricato in terracotta rossa o in porcellana, come consigliato dalla metà della dinastia Ming in poi, ma si utilizza anche vetro, metallo, bambù, giada o agata. Esistono 6 diversi tipi di tè: verde, giallo, nero, bianco, verde leggero e rosso.
Il tè verde è molto antico, e le sue foglie sono seccate al sole senza fermentazione. Quello giallo si ottiene invece fermentando per un 20% le foglie prima che siano secche. Arrivando al 30% si ha il tè bianco, tra il 30% e il 60% quello verde leggero. Tra l’80 e il 90%, il rosso. Fermentandole al 100% si ha invece il tè nero. La migliore temperatura per fare il tè dipende dalla tipologia di quest’ultimo: temperature tra i 70 e gli 80 gradi sono indicate per il tè verde o giallo, tra 80 e 90 per il tè bianco o rosso o Oolong, fino a 100° per tè come lo Tie Guan Yin (Iron Guan Yin), Pu’er, Shui Xian (Water Fairy). Il tè in cucina non si limita tuttavia ad accompagnare le portate, ma può essere utilizzato come un vero e proprio ingrediente in numerose ricette: si può l’acqua in una ricetta con infuso di tè verde. Più forte questo sarà, e più gusto e colore ci saranno nel piatto finale.
Le virtù del tè cinese
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