Archivio febbraio 2009

Seo Web Marketing Experience – Corso Internazionale

Madri Seo Web Marketing ExperienceOltre 10 anni di esperienza pratica di Web Marketing e Posizionamento al Corso Internazionale di Roma, Milano e Londra


A Roma, Milano e Londra si terra’, tra poche settimane, la nuova Edizione Internazionale del Seo Web Marketing Experience , un corso avanzato di Web Marketing e Posizionamento organizzato da Madri Internet Marketing e tenuto direttamente da Enrico Madrigrano, uno dei massimi esperti italiani di marketing online e Seo.

Numerose le tematiche affrontate: dai piu’ recenti algoritmi dei motori di ricerca alle penalizzazioni di Google, dalla creazione delle Landing Page all’ottimizzazione dei risultati e del Roi%.

In particolare, verranno analizzati:

- Gli algoritmi di Google e gli effetti delle penalizzazioni
- La creazione di Landing Page efficaci e l’aumento dei tassi di conversione
- Le tecniche di Split-test
- Case History reali di successi e di insuccessi da cui imparare.
- Web Marketing 3.0, futuro e strategie per affrontare la crisi economica.

Il tutto accompagnato da numerosi esempi pratici e case history raccolte, dal 1998 ad oggi, in oltre 10 anni di esperienza diretta sul campo.

Maggiori informazioni sul programma, le date e le sedi del corso (Roma, Milano e Londra) sono disponibili alla pagina http://www.madri.com/swm-experience/  oppure chiamando il Numero Verde 800.090.546.

Questo corso e’ organizzato da Enrico Madrigrano, CEO di Madri Internet Marketing, azienda leader nella formazione di Web Marketing

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Petbook potenzia i propri servizi

www.petbook.it il facebook dedicato ai nostri amici animali, raggiunge il traguardo dei 4000 animali registrati e quasi 6000 utenti iscritti in nemmeno 6 mesi di vita, confermandosi come il primo social network per animali italiano. Tante le nuove funzionalità introdotte, funzionalità che lo hanno trasformato da semplice social network a strumento di pubblica utilità.


Ecco in sintesi le principali nuove caratteristiche introdotte:

- Relazioni tra animali
Attraverso questa funzionalità è possibile mettere in relazione tra loro una o più schede di animali indicando il tipo di relazione che li lega: le relazioni che possono essere instaurate sono quelle di  amicizia oppure di parentela (padre, madre, fratello e sorella). Dalla scheda di un animale saranno   quindi visionabili le schede delle sue amicizie e dei componenti della sua famiglia.
A tendere sarà quindi possibile avere informazioni dettagliate sulla genealogia dei nostri animali attraverso un servizio che verrà messo a disposizione prossimamente e che ricostruirà l’albero genealogico in base alle informazioni di parentela inserite: inutile sottolineare come questa funzionalità sarà utile ai possessori di cani con pedigree ma sarà sicuramente un servizio utilizzato anche da tutti coloro che possiedono qualsiasi tipo di animale, non necessariamente di razza.

- Registrazione di animali in cerca di adozione
Attraverso questa funzionalità è possibile indicare nella scheda dell’animale inserito se esso è in  cerca di una nuova famiglia: alcuni canili hanno già aderito all’iniziativa e hanno inserito schede di animali in cerca di adozione, schede facilmente individuabili dal motore di ricerca di Petbook.

- Registrazione di animali smarriti
Attraverso questa funzionalità è possibile indicare nella scheda dell’animale inserito se esso si è perduto: grazie alle numerose indicazioni inserite nella scheda e alle foto dell’animale, risulta semplice diffondere un identikit preciso e dettagliato rendendo così più facile il suo ritrovamento.

- Invio Cartoline personalizzate
Attraverso questa funzionalità, in soli tre piccoli semplici passi, è possibile inviare una cartolina personalizzata, con la foto del proprio animale e uno sfondo offerto da Petbook, ad amici e conoscenti.

Molte sono le funzionalità in fase di sviluppo che andranno presto ad arricchire i servizi già offerti, servizi utilizzati ed apprezzati dai nostri iscritti, persone come noi, innamorate dei loro amici animali e che ci hanno seguito in questa avventura che, anche se appena iniziata, ci sta regalando fin da ora grandi soddisfazioni e speriamo ci possa portare sempre più lontano.

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PIRATERIA INFORMATICA Pirateria il male assoluto?

La presente trattazione è il risultato di una serie di personalissime riflessioni su come leggi e tecnologie complottino insieme per costruire un regime protezionistico che favorisca gli interessi di pochi a discapito del diritto di informazione dell’individuo. La criminalizzazione di alcune condotte di condivisione dell’informazione è lo strumento per impedire alla cultura di essere accessibile a hiunque non possa o non voglia pagare. La pirateria non va incoraggiata, né idolatrata, ma è giusto punirla con sanzioni penali?

1) Introduzione: diritto e circolazione delle idee Il diritto è la sovrastruttura di qualsiasi manifestazione

dell’agire umano. Ogni fenomeno sociale ha, infatti, bisogno di essere contenuto all’interno di una architettura normativa che serva ad inquadrarlo e dargli delle regole. Attraverso questo meccanismo è possibile che ogni fatto umano sia compreso ed accettato dalla maggioranza dei consociati. Ciò è accaduto e sta accadendo per l’internet. Ciò è accaduto e sta accadendo per lo scambio di files su reti peer to peer, ovvero il file sharing. A fronte di un sostanziale disinteresse iniziale, ‘attenzione del legislatore si è ben presto tramutata in diffidenza verso i sistemi di condivisione, fino a giungere all’attuale criminalizzazione. La questione mai risolta è la seguente: la condivisione di opere protette da diritto d’autore è reato? Forse, posta in tal guisa, la domanda non è pregnante perché la risposta è nelle stessa legge. Condividere opere coperte è reato, non c’è dubbio alcuno. La vera domanda, piuttosto, è se debba essere considerato un delitto condividere liberamente le idee altrui, senza aver previamente ottenuto l’autorizzazione alla diffusione dell’opera di ingegno. That is the question… Per cercare una risposta al quesito, occorre effettuare un piccolo passo indietro. Il primo punto da esaminare è la condizione giuridica dell’idea, ovvero come un’idea viene protetta dal sistema delle leggi attualmente in vigore nel nostro ordinamento interno. D’impulso si può sostenere che l’idea in se stessa non sortisce alcun tipo di rotezione giuridica. Né mai potrebbe. L’idea, infatti, ha una natura meta-fisica ed immateriale che impedisce qualsiasi tipo di limitazione o restrizione. Nessuno può impedire che un’idea, una volta diffusa, possa essere recepita, assorbita ed mmagazzinata da chiunque ne venga in contatto. Non si può, ad esempio, impedire che le emozioni dell’artista musicale trapelino attraverso la sua arte. Tristezza, llegria o collera sono i sentimenti che sostanziano la componente ideativa dell’opera e che non possono essere legati o ristretti. L’unico modo è non far circolare l’opera che li veicola oppure limitarne in qualche modo la circolazione. In effetti, questa è la soluzione adottata per la protezione giuridica del diritto d’autore. L’opera di ingegno, infatti, ha bisogno di un supporto materiale che ne consenta la diffusione. Il supporto materiale è nulla più che un bene passibile di imposizioni giuridiche come qualsiasi oggetto della realtà quotidiana. Su di esso possono essere imposte restrizioni. Il concetto di fondo è questo: siccome l’idea è per sua natura diffusiva ed immateriale, l’unico modo di limitarne la circolazione è quello di porre delle barriere al regime di circolazione del suo supporto materiale. Se non posso fermare l’aria, posso racchiuderla dentro un contenitore ermetico. Questa struttura di protezione ben si è adattata al modello economico imperante per secoli. Stante la sostanziale difficoltà nel riprodurre materialmente un’opera, in passato la duplicazione poteva essere tenuta sotto controllo. Il diritto corrente, dunque, si adattava perfettamente al paradigma commerciale. Il sistema di circolazione delle opere di ingegno si è, quindi, strutturato in senso piramidale. Il singolo autore, infatti, incappava nella insormontabile difficoltà di doversi occupare della distribuzione dell’opera. Molto più agevole, invece, affidarsi a società di intermediazione che, acquisiti di diritti di sfruttamento commerciale dell’opera, si occupassero del “merchandising”. Nel tempo, questo sistema ha prodotto la nascita di un oligopolio di “major”, ovvero colossi dell’editoria e dell’entertainment che hanno ottenuto il controllo del mercato a livello internazionale. Ovviamente, dal momento in cui la divulgazione delle idee è divenuto un businness, l’imperativo categorico è divenuto la protezione del prodotto commerciale da possibili duplicazioni non autorizzate. Ecco coniato il concetto di copyright, letteralmente diritto di copia, spesso erroneamente associato allo stesso diritto d’autore. In realtà, il diritto di copia è solo un aspetto del poliedrico corpus del DDA. In buona sostanza, le major del mondo dell’editoria e dell’entertainment hanno esercitato pressione sui legislatori internazionali per costituire un sistema di norme che tutelassero gli investimenti nel settore, a detrimento della possibilità che le idee sottostanti l’opera commercializzata potessero liberamente circolare. I primi passi sono stati affrontati in alcuni accordi internazionali (Gatt, Trips) realizzati nell’ottica di imporre ai paesi aderenti alle istituzioni internazionali (Wipo) una legislazione armonizzata a tutela degli interessi dei colossi. Di seguito, la pressione è calata direttamente sui governi locali, imponendo sistemi normativi altamente restrittivi e penalizzanti le condotte ritenute reato. Nel frattempo, però, qualcosa ha sparigliato il campo

di questo beato paradiso monopolistico mondiale. Le tecnologie digitali e l’internet hanno imposto nuovi modelli di circolazione delle idee in cui il supporto materiale diviene un accessorio non sempre necessario. Una rivoluzione. Una rivoluzione che i colossi internazionali non hanno capito o non hanno voluto capire. Dapprima il disinteresse, poi la cautela ed, infine, la demonizzazione Le nuove tecnologie sono pericolose perché consentono a chiunque di ottenere informazioni gratis, di

conoscere senza pagare, di condividere senza pegno. Questo è male e deve essere osteggiato. Si leggono in questa direzione campagne informative pubblicitarie tese a mettere in cattiva luce chi adopera sistemi di condivisione peer to peer, il quale viene esplicitamente identificato in un pericoloso criminale, un asociale che crea danni irreparabili all’intero assetto costituzionale (si veda in questo senso la pagina del sito ufficiale della Business Software Alliance che invita alla delazione dei possessori di software abusivo, reperibile all’indirizzo: http://w3.bsa.org/

italia/segnalazioni/). Nel mentre, oltre i mezzi di comunicazione ed il marketing

demonizzante, le major del settore si sono mosse su due fronti. Uno è quello prettamente tecnologico. L’altro, quello normativo. 2) La risposta al mondo nuovo: Drm ed enforcement del diritto · 2.1 TECNOLOGIA La risposta delle multinazionali al fenomeno di libera condivisione delle opere di ingegno ha tardato a giungere, ma quando è giunta ha colpito nel segno. In primo luogo, vi sono i sistemi tecnici, quindi gli interventi legislativi. Quando parliamo di sistemi tecnologici, parliamo di MTP (misure tecnologiche di protezione) che si sostanziano nei DRM (digital rights management, ovvero gestione dei diritti digitali) e Trusted Computing.

I DRM, in modo molto riduttivo, sono una serie di presidi tecnologici che impediscono (o dovrebbero impedire) l’accesso e/o la duplicazione abusiva dell’opera.

In principio, i primi DRM rappresentavano ostacoli facilmente aggirabili. In seguito, la loro pervasività è divenuta molto più performante, fino a divenire parte

integrante del dispositivo cui vengono associati. Il dubbio è che oggi, nella realizzazione di un nuovo dispositivo informatico, il progetto prenda forma attorno

ai sistemi DRM piuttosto che a ciò che l’apparecchio dovrebbe fare. I DRM sono tanto più efficaci, quanto più ad essi si associ una piattaforma integrata di servizi, e, ad esempio, il download di opere multimediali solo da siti attendibili o la ossibilità di riproduzione limitata nel tempo. La tendenza è, appunto, quella della creazione di tante piattaforme proprietarie quanti sono i protagonisti del mercato, ognuna delle quali non è in grado di comunicare o interfacciarsi con le altre.

Nel mezzo, il normale utente informatico viene spesso abbindolato dalle spettacolari campagne pubblicitarie che decantano le virtù del prodotto, senza minimamente

mettere in luce i limiti dello stesso. Accade, così, che un lettore MP3 non venga riconosciuto dal proprio pc che monta il sistema operativo del concorrente, oppure che il videogioco tanto caro (in tutti i sensi) non giri sulla console rivale.

Il paradosso lo si raggiunge con la cosiddetta regionalizzazione. Il supporto ottico di un’opera multimediale acquistata in Nord America, non funzionerà in Europa e viceversa. In questo caso, un accordo congiunto fra i produttori di hardware consente limitazioni che possono scadere nel ridicolo. Di fatto, chi acquista

negli Usa o in Giappone potrebbe non riuscire a vedere il film tanto agognato.

Il fastidio maggiore lo si raggiunge allorquando un DVD o un CD audio regolarmente acquistato non ne voglia sapere di funzionare sotto il sistema operativo

libero Gnu/Linux. In questo caso, pur possedendone i diritti (pagati a caro prezzo) l’utente viene privato del godimento del bene. Ad ogni buon conto, la presenza di DRM su un supporto digitale può rappresentare un grave ostacolo all’esercizio del diritto di fair use, Ovvero di copia privata dell’originale dell’opera posseduta

previsto dall’art 71-sexies LDA (legge sul diritto d’autore n. 633/41 e successive modifiche). 2.2 DIRITTO Come dicevamo sopra, le major del settore non si sono limitate all’offensiva tecnologica. Hanno intrapreso una decisa azione lobbistica per

piegare le normative nazionali alle loro necessità nel nome della battaglia alla pirateria, particolarmente quella on line. Nel merito della questione giuridica occorre sottolineare come il nocciolo della struttura del diritto d’autore non sia mai stato modificato nel corso degli ultimi anni. Ciò che è stato introdotto ex novo è tutta una serie di disposizioni che limitassero la possibilità di circolazione

delle opere protette. Per i fini di questa trattazione, prenderemo, sinteticamente

ed a titolo esemplificativo, in esame solo due delle leggi di nuova introduzione.

La prima è la legge n. 128 del maggio 2004 che ha recepito il famigerato “decreto Urbani”, dal nome del Ministro dei Beni Culturali cui, sconfinando in un campo non suo, è attribuito il merito della norma. L’art 1 della legge ha modificato il testo dell’art 171- bis LDA nelle parole “fine di lucro”, che sono state sostituite dall’espressione “per trarne profitto”. L’art 171 ter LDA è norma di penalizzazione delle condotte di duplicazione abusiva di opere di ingegno diverse dal software. Con la modifica introdotta dal decreto Urbani, per la prima volta si è abbassata la soglia di punibilità al semplice fine di profitto, piuttosto che ad attività a carattere spiccatamente commerciale. Poche parole, dunque, sono state sufficienti per gettare incertezza sul comune utente di sistemi di file sharing, il quale si è trovato letteralmente esposto alla possibilità di un’azione penale a suo carico per

la condivisione in rete delle opere. La stessa legge, infatti, ha saggiamente provveduto a riconoscere reato nella messa in condivisione di opere attraverso reti telematiche. In un sol colpo, dunque, viene esposto al rischio di un imputazione penale non solo chi della duplicazione abusiva fa commercio su scala rilevante (spesso sotto il controllo di organizzazioni criminali) ma anche chi scarica un CD musicale senza pagarne i diritti e lascia il pezzo downlodato nella cartella accessibile per la condivisione del suo sistema di sharing. Per fortuna, la legge 128/2004 è stata ridimensionata dalla legge 43/2005 che ha reintrodotto il concetto di scopo di lucro. Eppure questo resta un buon esempio di come si creano i pirati.

C’è di peggio. Con la legge 140/2006, l’Italia ha recepito la direttiva comunitaria 2004/48/CE, la cosiddetta Ipred1. Questa direttiva ha un nome che è un programma:

intellectual propriety enforcement directive. La traduzione letterale sarebbe “esecuzione della proprietà intellettuale”, ma preferisco di gran lunga tradurre in

forzatura della proprietà intellettuale”. In fin dei conti, lo scopo precipuo è quello. Creare un sistema di norme armonizzato a livello internazionale che consenta a chi si senta leso nel diritto d’autore di attivare a sua tutela una serie di percorsi giudiziari agevolati. Grazie alla Ipred1 ed al suo recepimento interno, un

soggetto internazionale dell’entertainment, la società tedesca Peppermint, ha potuto incaricare una società svizzera affinché invadesse i sistemi peer to peer di file traccianti che individuassero gli scaricatori abusivi delle opere di cui Peppermint è detentrice dei diritti. Così, in Italia, circa 4.000 persone si sono viste recapitare una richiesta di risarcimento per aver scaricato, senza permesso, opere protette di cui la Peppermint deteneva i diritti di sfruttamento economico. Alcuni di questi malcapitati sono stati trascinati dinnanzi al Giudice del Tribunale di Roma per ottenere dal rispettivo internet access provider i dati relativi l’intestazione dell’utenza telefonica corrispondente agli indirizzi IP tracciati.

In buona sostanza, questo caso (primo in Italia) ci mostra come la modifica della legislazione in senso esclusivamente favorevole ai giganti possa portare alla caduta dei diritti digitali individuali. Fra questo il primo ad essere messo in discussione è quello dell’anonimato in rete. C’è ancora di peggio. Nel maggio di quest’anno, il parlamento europeo ha approvato la direttiva Ipred

2). Si è trattato di una mossa a sorpresa. Difatti, è stata adottata una procedura accelerata che non prevedeva

il confronto in aula. Evidentemente, l’esperienza del movimento popolare che ha affossato la direttiva sul brevetto di software ha lasciato il segno. La Ipred2 apre scenari ancora più allettanti ai soggetti che si ritengono potenzialmente lesi nel proprio diritto d’autore. Costoro, infatti, potranno munirsi di agenzie di monitoraggio delle attività criminali di condivisione che affiancheranno le autorità nazionali preposte. Il tutto dovrebbe essere limitato alle attività su scala

commerciale, anche se la direttiva non chiarisce il senso dell’espressione “scala commerciale”.

3) A chi appartiene l’idea? Questo resoconto è solo una sintesi del vasto panorama che involge l’argomento. In realtà, la questione è estremamente complessa e tocca ognuno di noi. La combinazione dei sistemi DRM con le normative

vigenti ed a venire è letale per le ambizioni di crescita della collettività digitale. Ciò che oggi consideriamo normale, accessibile e gratis, domani sarà copyrighted e sottoposto a severi, insormontabili vincoli. Eppure, il tema iniziale non è stato in alcun modo scalfito da tutto ciò che è emerso nel corso della trattazione. Condividere le idee può essere considerato un reato? Per rispondere a questa domanda occorre muoversi seguendo differenti approcci. Il primo è legato alla sociologia del diritto: condividere opere di ingegno senza autorizzazione è avvertito come comportamento socialmente riprovevole? La violazione delle norme che presidiano la tutela del diritto d’autore non è certamente una fattispecie scendente

dal diritto naturale. In parole povere, non mi pare che si possa dire che ogni uomo ha nel suo animo la percezione dell’illiceità di una condotta di tal verso. Pensiamo ad un individuo che proviene da una parte del mondo nella quale il problema del file sharing non è minimamente avvertito. Costui, sicuramente, saprà nel profondo intimo della sua persona che uccidere costituisce reato. Egli, dunque, associa un disvalore innato all’atto dell’uccisione di un suo simile. Non credo, però, che si possa dire lo stesso della condivisione di opere. Lo stesso diritto d’autore altro non è che una fictioiuris, una finzione giuridica. La legislazione moderna pretende, dunque, di associare alla violazione di una finzione giuridica una sanzione penale, anche particolarmente pesante. Il fatto, poi, che il diritto d’autore nasca come artifizio

giuridico, ci dice dell’altro. Nessuno, infatti, può materialmente dirsi padrone di

un’idea. Einstein è padrone dell’idea sottostante alla teoria della relatività?

I Depeche Mode sono padroni delle sensazioni che hanno generato con la canzone “Enjoy the silence”? La risposta è immediata: no! Nel momento in cui l’idea viene divulgata, essa diviene parte della persona che la recepisce. In un certo senso, si potrebbe placidamente affermare che l’idea non è di chi la proclama, ma di chi la riceve. C’è dell’altro. Nessuna idea, per quanto originale e creativa, è frutto di un’improvvisa ed estemporanea esplosione dell’ingegno dell’autore. Egli, infatti, è sempre debitore di ciò che altri hanno pensato ed intuito prima di lui. In altre parole, ogni atto di pensiero, per quanto innovativo e rivoluzionario, deve qualcosa a quanto già esistente. Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma.

Anche le idee. In ragione di ciò, il tributo che ogni singolo autore deve agli autori che lo hanno preceduto nella stessa corrente artistica, branca scientifica o tecnica, è sicuramente maggiore di quanto costui ritenga di poter lucrare dalla sua “originale” espressione di pensiero. Ma c’è ancora di più. Ogni idea rappresenta un contributo per la collettività. Un piccolo mattoncino che contribuisce alla crescita

individuale e collettiva dell’uomo. Questo fattore di sviluppo è costituzionalmente garantito. Esso è un elemento di promozione della crescita che non può e non deve essere contenuto dal pur meritevole interesse del singolo o di singoli individui.

Il valore della libertà di iniziativa economica, dunque, non potrà che essere recessivo rispetto il bene della collettività rappresentato dalla conoscenza, valore

che lo Stato deve proteggere ed incentivare per l’incremento della scienza e delle arti. Tutto ciò, sia ben chiaro, non ha nulla a che vedere con la legittima aspirazione a che il frutto dell’ingegno sia degnamente retribuito. Il problema non è quello di pagare o non pagare i diritti. Il problema è se sia giusto affibbiare quattro anni di carcere a chi condivide file multimediali senza autorizzazione.

Anche dal punto di vista della giustizia penale, appare oltremodo iniquo che il soggetto che condivide opere on line sia trattato più severamente del truffatore

comune o di altri delinquenti. Come detto, spesso difetta la consapevolezza di

intraprendere una condotta penalmente sanzionabile, perché detta condotta non è percepita come tale né a livello individuale che collettivo. Per quanto sia consapevole di tutta questa trama normativa, io stesso stento a riconoscere in condotte di condivisione fattispecie penalmente rilevanti. Difetta, infatti, quel grado di disvalore che usualmente si associa ad una fattispecie criminale universalmente avvertita.

4) Il paradosso del sistema: autore ed intermediario In realtà, l’attuale stato della normazione è teso alla tutela di interessi molto particolari e molto mirati.

Quali?

I soggetti protagonisti del mercato dell’editoria e dell’entertainment sono fondamentalmente autori, intermediari ed utenti. Esaminiamo la prima categoria. Cos’è un autore? Per autore deve essere inteso il soggetto che realizza un’opera di ingegno che abbia un carattere di novità e creatività. Autore è colui il quale riesca a tradurre in segni, espressioni o suoni l’idea o il sentimento che ad essa si associa. Risulta evidente che l’artista animato dall’amore per l’arte (art for art sake, diceva Oscar Wilde) abbia tutto l’interesse a che la sua opera abbia la maggior diffusione possibile. Copie illegali di film vendute sulle bancarelle Non credo che ad Omero importasse molto il fatto che tutto il mondo a lui successivo potesse liberamente declamare i versi dell’Iliade. La stessa Odissea può essere letta come una sorta di guida ante litteram delle civiltà mediterranee. A nessuno è mai venuto in mente di limitarne la diffusione. Ad ogni buon conto, non sfugge il fatto che per ottenere la massima diffusione di un’opera sia necessario

affidarsi a terzi intermediari che si occupino esclusivamente della distribuzione del supporto materiale della stessa. Questi intermediari acquistano il diritto di sfruttamento commerciale dell’opera e ne divengono, a tutti gli effetti, unici titolari. Questi soggetti, inoltre, sono spesso beneficiati da una serie di altri diritti che gravitano attorno al diritto d’autore (i cosiddetti diritti connessi), quali in diritto del produttore di fonogramma o di opere cinematografiche, oltre che degli interpreti ed esecutori. Va da sé che siano proprio costoro ad essere maggiormente colpiti dalla condivisione di file. Sono questi i protagonisti della battaglia alla pirateria. Questi i padroni della conoscenza che intendono mettere i lucchetti all’informazione. Creare barriere per impedire la duplicazione, infatti,

ha come effetto collaterale la costruzione di barriere all’accesso della conoscenza le cui chiavi sono accessibili a chi può permettersi il pagamento delle pillole di informazione. Pay per use. Scenario futuro molto fosco, nel quale la società si articolerà per censo e chi potrà pagherà il diritto ad un futuro migliore. L’era dell’accesso è appena iniziata. Forse non per tutti, però.

5) Conclusione

Il guazzabuglio di idee che ho riversato in queste pagine altro non sono che una personalissime considerazioni su un tema di grande respiro ed importanza che, però, appare essere sconosciuto ai più. In realtà, la questione della proprietà ntellettuale e delle restrizioni ad essa imposte è un tema di strettissima

attualità ed inciderà notevolmente sui futuri assetti della società. Per questo motivo, discuterne e rendere pubblica la battaglia sotterranea che coinvolge

ognuno di noi è il miglior modo per non essere impreparati a ciò che verrà.

Il futuro, infatti, si paventa quanto mai oscuro. Gli interessi di pochi sono in grado di condizionare la vita della collettività, impedendo di fatto e di diritto

l’accesso alla cultura ed all’informazione per chi non potrà permetterselo.

Ma non tutto è perduto. Con l’affermarsi del software libero e dell’open content,

infatti, si sono imposti nuovi modelli di divulgazione delle idee.

Il paradigma della privatizzazione può essere superato dalla liberalizzazione delle idee: l’interesse precipuo dell’autore non è più quello di chiudere, ma di

aprire agli altri il risultato del suo processo creativo. Le limitazioni, in questi casi, sono viste con pregiudizio in quanto non consentono la rapida diffusione del

contenuto ideativo dell’opera. Molto interessante il fatto che, sulla scia di questi

nuovi modelli di distribuzione, possano svilupparsi nuovi modi di concepire il mercato dell’editoria, del software e dell’intrattenimento. Il rapporto autore-utente, infatti, non ha bisogno di essere mediato in alcun modo da parte di soggetti

terzi. Anzi, nella maggior parte dei casi alla distribuzione dell’opera non sarà legato un vero e proprio compenso economico. In definitiva, il movimento FLOSS ed Open Content insegna che la restrizione della circolazione delle opere non è sempre conferente con gli interessi degli autori. Certamente non lo è mai con gli interessi dei fruitori. Lo scambio di opere protette dal diritto d’autore, dunque, non ha ragione di essere considerato reato penale. Solo le ambizioni economiche dell’autore, semmai,avrebbero titolo per essere reclamate in sede civile. Ma questo non comporta ipso iure che chi condivide conoscenza senza trarne profitto diverso dalla sua crescita spirituale debba essere considerato un criminale. La risposta, dunque, è chiara: condividere cultura non è reato!

Nuccio Cantelmi Presidente Hacklab Catanzaro

Postato da Andrea CANTELMI Emarketer

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L’Azineda Monterosso di San Lorenzo in Campo (PU) sbarca al Biofach di Norimberga

Non è esagerato definire San Lorenzo in Campo, in Provincia di Pesaro-Urbino, capitale dell’enogastronomia di qualità. Gli attestati e i riconoscimenti che produttori, ristoratori ed aziende stanno riscuotendo ne sono la dimostrazione inequivocabile.


Premi prestigiosi come la Bandiera Verde Agricoltura che l’Azienda Monterosso di San Lorenzo in Campo ha ottenuto nel dicembre scorso a Roma in Campidoglio per l’ennesima volta.
Un riconoscimento nazionale con il quale si premiano aziende agricole, che si sono particolarmente distinti nelle politiche di tutela dell’ambiente e del paesaggio anche a fini turistici, nell’uso razionale del suolo, nella valorizzazione dei prodotti tipici legati al territorio, nell’azione finalizzata a migliorare le condizioni di vita ed economiche degli operatori agricoli e più in generale dei cittadini.

Fino a domenica 22 febbraio l’Azienda di Lea Luzi, leader nella produzione di farro, la varietà più antica e nobile il “Triticum Dicoccum” noto come il Farro delle Marche, ingrediente irrinunciabile della dieta mediterranea per la ricchezza delle sue proprietà nutritive. promuoverà i suoi prodotti, sarà di scena alla fiera Biofach di Norimberga in Germania, uno degli appuntamenti dedicati al biologico più importanti del mondo.
La Monterosso in terra tedesca promuoverà la vasta gamma di pasta al farro biologica. Specialità che dal mese di dicembre scorso sono protagoniste di una sperimentazione su 28 atleti per verificarne l’efficacia nell’alimentazione dello sportivo
.

Al Biofach sarà presente anche Valentino prodotti biologici. Valentino Goffi, giovane imprenditore laurentino, porterà a Norimberga i suoi amari naturali, legumi, cereali ed altri prodotti che vantano la certificazione biologica con marchio CE e sono garantiti da un disciplinare di produzione privato denominato “Garanzia Biologico Amab”.
Biofach sarà l’occasione anche per far conoscere le interessanti attività didattiche che costantemente svolge nell’azienda di famiglia.
Valentino prodotti biologici oltre una vasta gamma di prodotti orticoli propone frutta tradizionale ed antica. Completa l’assortimento con legumi, cereali e farine che confeziona direttamente nei propri impianti.

www.mrosso.it

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Essenze di Mare: Speciale menu a tema di Pesce Crudo per il Castello Mavezzi di Brescia

Nello splendido spazio del Castello Malvezzi famoso ristorante di Brescia,viene proposto uno speciale Menu di Pesce Crudo.


Il Castello Malvezzi di Brescia, per tutto febbraio e marzo 2009, ha preparato uno speciale menu a tema per coloro che vogliono passare una serata speciale, in compagnia, gustando speciali prelibatezze quali il pesce crudo, rivisto nella tradizione italiana ma con un pizzico di specialità Giaponesi e preziosi degustazioni di Vini Italiani e Francesi selezionati tra le più di 2000 Etichette della preziosa cantina del Castello. Un menu assolutamente interessante a un prezzo promozionale di cinquanta euro con vini inclusi.

Per maggiori informazioni, consultare l’articolo sul nostro Blog del Menu Essenze di Mare

Davide Dattoli
Responsabile Marketing e Stampa
Ristorante Castello Malvezzi
Tel: 340.3762040 – mail: davide.dattoli@castellomalvezzi.it
MSN: info@davidedattoli.it

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Design dalle radici profonde, creatività, tecnologia e innovazione al centro dell’Innovative Day di Monza

La Camera di Commercio di Monza e Brianza e la sua azienda speciale per l’innovazione, Innovhub, hanno ospitato una giornata incentrata sulla filosofia del ‘learning by doing’, in cui si sono alternati conversazioni, ricerche, workshop e incontri, tutti orientati allo sviluppo della creatività, unico strumento possibile per un reale rinnovamento.


Monza, 19 febbraio 2009. Proprio in occasione del quarto compleanno del protocollo di Kyoto, il trattato internazionale in materia ambientale sul riscaldamento globale (entrato in vigore il 16 febbraio 2005), si è tenuto un incontro centrato sul ‘Deep Design’, il design dalle radici profonde, che non vuole essere soltanto attento all’estetica, come avveniva per il design degli anni ‘80, ma anche alla tutela ambientale e alla condivisione con gli utenti. La conversazione ha costituito la prima parte dell’Innovative Day, la giornata dedicata alla creatività e all’innovazione, in collaborazione con Innovhub e svoltasi presso la Camera di Commercio di Monza e Brianza. L’open day è proseguito con la presentazione della ricerca psicolinguistica ‘Monza Futura’, condotta da Psycho Research, con il workshop ‘CreaAttività’, volto a migliorare le proprie capacità creative ed infine con il laboratorio ‘Dire/fare’, in cui è state mostrate alcune piattaforme web 2.0.

L’Innovative Day ha reso il concetto di creatività ed innovazione un fattore concreto, un terreno d’elezione sul quale competere e uno strumento indispensabile per emergere nell’era della globalizzazione. Il claim dell’open day è stato ‘l’innovazione vuol dire più idee, più produttività, più successo insieme ad un maggior risparmio’, il suo strumento il ‘learning by doing’ e la visione ‘creative oriented’.

Hanno partecipato alla prima parte della giornata ‘Deep design: un design innovativo con le radici’ figure di differente estrazione professionale: designers, architetti, ricercatori ed esperti di nuove tecnologie si sono confrontati con rappresentanti delle istituzioni, uomini d’azienda, giornalisti e bloggers, dando vita ad una conversazione informale in nome della condivisione della conoscenza.

L’incontro si è svolto contemporaneamente in due sale, in cui, accanto agli intervenuti per la conversazione, erano seduti gli uditori e ha visto la presenza di Mina Pirovano e Paolo Barichella (Simpeg Eating Evolution), Maral Kinran (vincitrice ), Sergio Tonfi (Philips), Davide Casali (Maison, the), Fulvio Alvisi (Alvisi & Alvisi), Gaetano Grizzanti (Univisual), Enrico Miglino (Contesti.eu) e Lucia Enrici (Il Giornale dell’Architettura) nella Sala Quadrato, condotti da uno dei due promotori dell’Innovative Day, Fabrizio Bellavista (Psycho Research).

L’altro promotore, Massimo Giordani (Time & Mind), ha fatto da facilitatore nella Sala Rettangolo, in cui si sono riuniti, sempre accanto agli uditori, Ilaria Massari (Reindustria), Matteo Capra e Dario Abate (Ormadesign), Alberto D’Ottavi (Infoservi.it), Angelo Rondi (Umania), Davide Agostoni (Lumen Group), Giacomo Longoni (G Design), Clara Ceppa (Politecnico di Torino) e Piero di Camillo (ITIM).

L’idea di design emersa si riassume nella necessità di andare incontro ai bisogni delle PMI e a quelle del consumatore. Per fare ciò il design deve scaturire dalla coopetition tra intervento pubblico, gestione privata, ricerca e formazione, oltre a possedere semplicità e funzionalità. Uno dei punti importanti scaturiti dall’incontro è la centralità del design sull’uomo; il futuro sta infatti nella personalizzazione, capace di creare socializzazione e frutto della co-creation, l’apporto creativo individuale prodotto dai contenuti generati dagli utenti che si sta materializzando nella trasformazione e reinterpretazione degli oggetti fisici. Caratteristiche indispensabili di un oggetto di design moderno sono inoltre l’emozionalità, l’attenzione all’ambiente (deve essere fatto con materiale non solo riciclabile, ma anche riciclato) e la capacità di adattamento ad ogni ambiente naturale e sociale al fine di migliorare la qualità della vita dovunque e a chiunque.

In Italia esistono solide basi per un’innovazione solida e progressiva in questo campo: secondo Chris Anderson “il modello della PMI italiana è il modello del XXI secolo”, anche in un momento di recessione. La crisi di cui tanto si parla può infatti divenire un’opportunità se ci si focalizza sulle esigenze da una parte dei clienti, dall’altra degli utenti e se si utilizzano i nuovi strumenti tecnologici: “bisogna tradurre in software tutto quello che si può” sostiene Anderson.

Dopo un lunch all’insegna dell’innovazione, preparato secondo i dettami del Food Design di Riccardo Marcialis, l’Innovative Day ha ripreso il suo percorso con ‘Monza Futura’, presentazione di una ‘ricerca psicolinguistica per una città ideale’ a cura di Psycho-Reserach e illustrata da Fabrizio Bellavista. Questa ricerca è frutto di una serie di circa 1.000 interviste incrociate con il software-database neurale di Psycho-Research che individua il paradigma dei codici efficaci collettivi. Il risultato della ricerca ha evidenziato che il concetto di Monza “reale” presenta un sistema percettivo che alla base possiede una non polarizzazione emotiva; il suo posizionamento è risultato all’interno dell’area megalomanitica, all’incrocio tra eccitazione ed aggressività, mentre quello di Monza ideale cade nell’area ludica, tra felicità e serenità.

Monza emerge quindi molto o troppo connesse a stereotipi genitoriali, maturi, legati

all’imprenditoria laboriosa, ma con una visione ed un percepito passato, legato all’immobilismo ancora da “postumi del boom industriale”.

Monza ideale tende a sollevare una domanda di “illuminazione” di leadership e rinascimento postindustriale a cui si chiede di inventare un futuro, un nuovo concetto di industria e di energia puliti, che coniuga la qualità della vita, il lavoro, l’aggregazione e la natura.

I due workshop che hanno concluso la giornata, ‘CreaAttività – Più idee, migliori idee’ a cura di Massimo Soriani Bellavista (Creattività Srl) e ‘Dire/fare’, presentato da Massimo Giordani, si sono concentrati sull’applicazione della creatività e l’utilizzo dei nuovi strumenti web 2.0.

Il primo workshop è partito dalla definizione di creatività per passare poi a spiegare i diversi ed indispensabili momenti del percorso che porta a concretizzare un’idea creativa e ha concluso mostrando, attraverso alcuni esercizi, in che modo migliorare le proprie capacità creative.

Il laboratorio‘Dire/fare’, partendo dalla definizione di Internet quale sistema complesso (che, secondo lo studio di Barabasi, ricalca i sistemi del mondo naturale) e dalla nuova mentalità che lo sostiene, ha illustrato l’utilità dei nuovi canali web 2.0 (wiki, blog, social network) e ne ha mostrato la facilità d’uso in diretta: è stato infatti attivato un blog su WordPress e postata una foto su Flickr.

I promotori dell’Innovative Day Fabrizio Bellavista e Massimo Giordani hanno tirato le fila dei concetti e degli stimoli espressi durante questa giornata. “L’innovazione non è più un concetto lontano: ho visto – ha dichiarato Bellavista – durante l’incontro della mattina l’innovazione scesa sul campo con forza, determinazione e più attenzione ai valori umani”; “Un incontro ad elevata concentrazione esperienziale in ambiti molto diversi fra loro. Il risultato è stato un’ibridazione di idee davvero interessante e molto stimolante in un momento in cui le idee possono prendere concretezza grazie alle rapide trasformazioni in corso” ha aggiunto Giordani.

Innovative Day

L’Innovative Day, nato un’idea di Fabrizio Bellavista e Massimo Giordani, è un open day organizzato per diffondere la cultura della tecnologia, della creatività e dell’innovazione con una metodologia basata sul ‘learning by doing’. Giunto alla sua quarta edizione, è stato inserito anche nelle attività della rete europea EEN “Enterprise europe network” relativa al programma comunitario CIP “competitiveness and innovation frame work programme 2007-2011”.

Innovhub

Innovhub è l’Azienda Speciale della Camera di Commercio di Milano, Monza e Brianza per l’Innovazione ed è nata all’inizio del 2008 come evoluzione dell’Euro Info Centre, l’Azienda Speciale creata nel 1987 per fornire servizi di informazione ed assistenza  tecnica  sulle  varie tematiche della  legislazione  comunitaria.

Una specializzazione sempre più forte sui temi dell’innovazione, del trasferimento di tecnologia, dei finanziamenti per la ricerca e sviluppo coerentemente con le politiche di indirizzo della Camera di Commercio di Milano ha portato a questa evoluzione.

Innovhub ha il compito di promuovere l’innovazione – gestionale, organizzativa, tecnologica – e la competitività del sistema imprenditoriale con gli obiettivi di:

- promuovere la creazione di un ambiente favorevole allo sviluppo dei processi innovativi e di una cultura d’impresa orientata all’innovazione;

- promuovere la progettazione e lo sviluppo di servizi a supporto dell’innovazione nelle imprese, anche in collaborazione con strutture di eccellenza.

Info: http://www.innovativeday.com/

http://innovativeday.blogspot.com/

http://innovativedaymonza.wikidot.com/conversazione/

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NUOVA VITA PER WRITE ON IT!!

Uno dei primi siti al mondo per la generazione di fotomontaggi si rinnova completamente!

Dopo cinque anni di vita e oltre 4 milioni di fotomontaggi generati, www.writeonit.org decide di cambiare veste: è da poco on line la nuova versione del sito, con una grafica rivoluzionata e tante nuove funzioni.


Se prima d’ora la peculiarità di www.writeonit.org era quella di permettere agli utenti di inserire un testo a piacimento su una vasta scelta di immagini, ora le sue potenzialità sono a dir poco moltiplicate. La nuova versione del sito permette infatti di generare fotomontaggi divertenti e innovativi, dando la possibilità agli utenti di far apparire le proprie fotografie nelle piazze e nei musei di tutto il mondo, sui muri delle città, in contesti particolarmente assurdi e strabilianti.

Ma non è tutto: un’altra grande novità è la funzione che permette di caricare la propria foto sulle copertine delle riviste più famose del mondo. Non solo: la nuova applicazione consente addirittura di cambiare a proprio piacimento i titoli in prima pagina, ottenendo così fotomontaggi di ottima qualità ed estremamente personalizzati.

Molto divertente è la funzione Battaglia, che permette agli utenti di esprimere la propria preferenza tra due fotomontaggi generati: le creazioni che escono vincitrici da più scontri, cioè che vengono votate maggiormente, entrano nella classifica mensile dei cinquanta fotomontaggi più popolari.

Il tutto è ospitato da un sito semplice e di facile utilizzo, molto più rapido della precedente versione.

Write on it continua ad essere uno dei migliori siti dedicato alla generazione di fotomontaggi, frequentato tutti i giorni da migliaia di utenti in tutto il mondo e arricchito da nuove divertenti funzioni!

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EDITORIA: IL MENSILE KATANE ALLA BIT

Il numero zero uscito a gennaio e il numero uno di febbraio di Katane, il nuovo mensile che riguarda Catania, la sua provincia e i più incantevoli e particolari luoghi della Sicilia, dal 19 al 22 febbraio saranno in mostra a Milano alla Borsa Internazionale del Turismo. Un angolo dello stand della Provincia Regionale di Catania è stato infatti destinato alla rivista che in poco tempo ha ottenuto diversi riscontri e apprezzamenti nella città etnea.


Katane è edito dall’Associazione Culturale “petraLavika”, presieduta dal documentarista e regista Salvatore Narcisi, stimato autore di molti lavori sulla Sicilia. Il direttore responsabile è il giornalista catanese Salvo Longo, 39 anni, laureato in Scienze Politiche, collaboratore del Giornale di Sicilia e responsabile della pagina di Catania del giornale online nazionale 2duerighe.

Il giornale è in vendita al prezzo di euro 2.10 in diverse edicole e librerie di Catania e provincia.

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CON LA GIUSTA INFORMAZIONE SI FA VERA PREVENZIONE

Oltre al divertimento, oltre la punizione

Se sempre più giovani sconfinano nell’uso ed abuso di alcool e droghe varie, se il numero di incidenti dovuti a questi fattori è all’ordine del giorno, i provvedimenti si fanno più aspri.


La proposta di introdurre il test anti droghe per i neo-patentati, in quattro città campione tra le quali la nostra Verona, può essere considerata dissuasiva.

Ma la prevenzione e la comunicazione di dati corretti su cosa effettivamente le droghe siano e sugli effetti, a breve e lungo termine, su organismo, mente e vita dei giovani coinvolti, potrebbe essere decisiva nel contribuire all’aumento di consapevolezza e responsabilità.

Con questo obiettivo gestori di discoteche e luoghi di svago, deputati al controllo senza peraltro averne gli strumenti, si pensi solo alla difficoltà di chiedere ad ogni ragazzo o ragazza i documenti alla cassa…hanno dato un segnale molto chiaro per proporre un modello alternativo, ove la cultura del divertimento si dissoci da quella dello “sballo”!

E lo fanno con l’aiuto del “Dico No alla droga, dico Si alla Vita”.

Dopo i gestori del “Dehor” del Basso Garda, del “Dorian Grey” a Cà di David, Verona, del “Fura” di Lonato del Garda, del “Mascara” di Mantova, anche la Grande Mela di Sona e la sua direzione, ha aperto le porte ai volontari.

Nella sola sera di San Valentino, nell’area del bowling, il messaggio DICO NO ALLA DROGA DICO SI’ALLA VITA è circolato di continuo sugli schermi ed ogni ragazzo o ragazza ha ricevuto la sua copia dell’opuscolo!

In 4 ore ne sono state distribuite più di 1.000 copie, a sfatare il mito che i giovani non siano interessati…

E nell’ultimo mese, per strade, negozi, discoteche e scuole, oltre 15.000 giovani, sono stati contattati da un invito alla vita e alla comprensione, che come tale penetra con positività.

“Le droghe privano la vita delle gioie e delle sensazioni che sono comunque l’unica ragione di vivere”, frase del filosofo ed umanitario L. Ron Hubbard ben si addice a queste serate, che stanno creando il giusto orientamento…alla vita!

Emanuela Ghigo

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Gualtiero Nativi

GUALTIERO NATIVI
Opere 1947 -1977

21 Febbraio – 11 Aprile 2009
INAUGURAZIONE: Sabato 21 Febbraio ore 18.00

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Sabato 21 febbraio alle ore 18 sarà inaugurata negli spazi della Galleria Giraldi, in piazza della Repubblica n. 59, una mostra dedicata all’artista Gualtiero Nativi; massimo esponente dell’Astrattismo Classico (con Berti, Brunetti, Monnini e Nuti) fu ospite della galleria (con la quale da allora ha sempre collaborato) già nel 1955, con una collettiva, allora definita “sovversiva”, dedicata agli astrattisti fiorentini.


La mostra presenta quaranta opere, alcune delle quali di grandi dimensioni, eseguite tra il 1947 ed il 1977; consente quindi di indagare un arco temporale di trenta anni, che rappresenta circa la metà dell’intero lavoro dell’artista, certamente il più significativo.

Infatti Gualtiero Nativi inizia nel 1947, dopo alcuni anni di esperienze figurative e neocubiste, quella ricerca dedicata all’astrattismo che non abbandonerà più e che svilupperà fino alla piena maturità, che si può individuare appunto negli anni settanta.

Gualtiero Nativi nasce a Pistoia nel 1921, vive e lavora per tutta la sua vita tra Greve in Chianti e Firenze fino al 1999, anno della sua scomparsa.

Partecipa ai movimenti del dopoguerra ed insieme a Berti, Brunetti, Monnini e Nuti, nel 1950 firma il Manifesto dell’Astrattismo Classico, con il quale viene proposto un purismo geometrico rigoroso, da contrapporre a certi esiti lirici dell’astrazione; agli astrattisti classici interessava non l’oggetto ma l’equivalente geometrico da esso derivato.

Afferma Gualtiero Nativi: “Il termine concretismo era dei Milanesi, a noi non andava bene, la nostra era pittura astratta, ma conservava i prodromi di un racconto, di una figurazione, racconto di un nostro tempo ove convergono personaggi, idee…”

Enrico Crispolti evidenzia nelle opere di Nativi “una declinazione in filtro mentale, una ricerca di estrema contenutezza nella costruzione dei rapporti, degli equilibri, delle forme, degli elementi negli spazi. Una volontà e capacità estrema di controllo, che nella perfezione delle connessioni delle forme e delle valenze cromatiche esprime un rigore di razionalità, una concentrazione, una moralità che esce dai confini dell’opera”.

Partecipa alle più importanti rassegne d’arte contemporanea, in Italia e all’estero: la Quadriennale di Roma, la Biennale di Venezia (1952), la Biennale di San Paolo del Brasile, le mostre di arte italiana nei musei d’arte moderna di Vienna, Belgrado e Zagabria.

Sue opere figurano in collezioni private e pubbliche, nelle gallerie d’arte moderna di Firenze, Roma, Torino, Milano, New York, Rio de Janeiro, Santiago, nelle raccolte comunali di Firenze, Arezzo, Livorno, La Spezia, Pontedera, Pistoia.

Hanno scritto di lui, tra gli altri: G. C. Argan, G. Ballo, R. Barilli, A. Boatto, L. Caramel, L. Cavallo, E. Crispolti, G. Dorfles, G. N. Fasola, L. V. Masina, M. Meneguzzo, F. Menna, C. L. Ragghianti, T. Sauvage, M. Seuphor, M. Valsecchi, L. Venturi, C. Vivaldi.

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